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Google Analytics: misurare con efficacia il bounce-rate

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google analytics Google Analytics: misurare con efficacia il bounce rate

Chi ha avuto modo di utilizzare Google Analytics avrà notato che il valore del bounce rate viene affiancato a quello del numero di visitatori che hanno raggiunto una pagina del proprio sito.

Indice di coinvolgimento del sito

Questo indicatore percentuale misura il grado di apprezzamento del contenuto trovato dall’utente, quindi la sua pertinenza con ciò che stava cercando, e valuta quanto il sito sia coinvolgente e riesca quindi a trattenere maggiormente il vistatore offrendogli magari, altre informazioni utili.

Un bounce rate alto è indice di contenuti poco apprezzati (abbandono immediato della pagina), presentati in modo non corretto (poco leggibili) ed inseriti in un sito che non riesce a generare traffico “interno”.

Quando diventa inefficace

In alcuni casi però, l’indice di “rimbalzo” può restituire valori errati o non corrispondenti alla realtà di ciò che avviene in alcune categorie di siti web.

E’ il caso, ad esempio, di siti di “presentazione” di prodotti o realizzati con un’unica pagina che hanno lo scopo di illustrare i benefici di ciò che “vendono”.

L’utente può leggerne con attenzione tutto il contenuto (ecco l’importanza del tempo medio di permanenza per evidenziare questi falsi positivi), ricordare il nome dell’azienda e parlarne ad altri amici ma non entrare in altre pagine del sito.

Ecco che il bounce rate diventa innefficace e riporta un valore che non trova riscontro con il vero comportamento dei lettori.

“Aggiustare” il bounce rate

 La soluzione, in questi casi, ci viene fornita direttamente da Google Analytics con un’aggiustatina al codice che utilizziamo per registrare i comportamenti degli utenti nel nostro sito.

Aggiungendo un’eccezione, setTimeout è possibile indicare ad Analytics di attendere un certo numero di secondi, dopo il caricamento della pagina, prima di considerare l’utente come un normale visitatore.

<script type="text/javascript">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push(['_setAccount', 'UA-XXXXXXX-1']);
  _gaq.push(['_trackPageview']);
  setTimeout("_gaq.push(['_trackEvent', '15_seconds', 'read'])",15000);

  (function() {
    var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true;
    ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js';
    var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script>

Se consideriamo, ad esempio, un tempo di 15 secondi, soltanto i visitatori che rimarranno nella nostra pagina meno di questo tempo andranno ad aumentare la frequenza di rimbalzo.

In questo modo si cerca di far restituire ad Analytics un valore il più veritiero possibile anche nel caso in cui il nostro sito abbia una configurazione particolare che non gli permetta di avere un bounce rate basso.

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